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Umberto Cariboni

Capo Sezione Chirurgia Toracica Avanzata IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano Senologo

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Stenosi tracheale: il restringimento della trachea

13 Maggio 2021

L’intervento a Medicina33

Qualche paziente, in seguito a un’intubazione prolungata o una tracheotomia, può sviluppare una stenosi tracheale, che è un restringimento della trachea. Per fortuna, si tratta di un evento abbastanza raro e che ha una prevalenza di uno su mille pazienti ricoverati in terapia intensiva. 

Con un restringimento della trachea, il primo sintomo è la dispnea, cioè la mancanza di respiro, soprattutto sotto sforzo.

Tra le cause compare la fibrosi. Per comprende ciò che succede nella trachea possiamo immaginare il meccanismo che si innesca dopo una ferita: si forma prima la crosta e successivamente la cicatrice. La fibrosi possiamo pensarla come una cicatrice. La trachea che ha subito un’intubazione prolungata o una tracheotomia sviluppa il suo processo di riparazione: una fibrosi. 

Dopo la diagnosi, si può intervenire attraverso una procedura endoscopica, con un broncoscopio rigido siamo in grado, attraverso l’utilizzo del laser, di entrare nella trachea e risolvere il problema esportando la lesione. Nella maniera più frequente invece si ricorre all’intervento chirurgico: viene sezionata la parte di trachea dove c’è la fibrosi e si ricongiunge il tubo sano sopra con il tubo sano sotto. 

Riguardo la guarigione, abbiamo una restitutio ad integrum tra il 95 e il 98 per cento dei casi, quindi si tratta di una guarigione completa. 

L’intervento dura circa 3-4 ore, il paziente viene tenuto una notte di monitoraggio in terapia sub intensiva e dopo una settimana normalmente viene dimesso e torna ad una vita regolare. 

La diagnosi precoce è fondamentale perché quando siamo in grado di scoprire il problema in tempo e di far afferire i pazienti nei centri di riferimento, abbiamo una probabilità di guarigione altissima. Viceversa, quando il paziente, per diagnosi lenta o scorretta, si trova con mancanze respiratorie o fisicamente in pronto soccorso, per emergenza verrebbe nuovamente intubato o sottoposto a tracheotomia – creando un problema su un problema. 

Normalmente, i pazienti che hanno subito intubazioni problematiche o tracheotomie, hanno bisogno di fare dei controlli a distanza. 

In Humanitas siamo riusciti a coinvolgere una decina di ospedali lombardi, per permettere ai pazienti che hanno subito questa procedura, a distanza di due mesi, di fare una TAC di controllo e una spirometria, e quindi affrontare in modo precoce l’insorgenza di eventuali problematiche. 

Guarda l’intervento completo qui:

Stenosi tracheale: il restringimento della trachea

13 Maggio 2021

L’intervento a Medicina33

Qualche paziente, in seguito a un’intubazione prolungata o una tracheotomia, può sviluppare una stenosi tracheale, che è un restringimento della trachea. Per fortuna, si tratta di un evento abbastanza raro e che ha una prevalenza di uno su mille pazienti ricoverati in terapia intensiva. 

Con un restringimento della trachea, il primo sintomo è la dispnea, cioè la mancanza di respiro, soprattutto sotto sforzo.

Tra le cause compare la fibrosi. Per comprende ciò che succede nella trachea possiamo immaginare il meccanismo che si innesca dopo una ferita: si forma prima la crosta e successivamente la cicatrice. La fibrosi possiamo pensarla come una cicatrice. La trachea che ha subito un’intubazione prolungata o una tracheotomia sviluppa il suo processo di riparazione: una fibrosi. 

Dopo la diagnosi, si può intervenire attraverso una procedura endoscopica, con un broncoscopio rigido siamo in grado, attraverso l’utilizzo del laser, di entrare nella trachea e risolvere il problema esportando la lesione. Nella maniera più frequente invece si ricorre all’intervento chirurgico: viene sezionata la parte di trachea dove c’è la fibrosi e si ricongiunge il tubo sano sopra con il tubo sano sotto. 

Riguardo la guarigione, abbiamo una restitutio ad integrum tra il 95 e il 98 per cento dei casi, quindi si tratta di una guarigione completa. 

L’intervento dura circa 3-4 ore, il paziente viene tenuto una notte di monitoraggio in terapia sub intensiva e dopo una settimana normalmente viene dimesso e torna ad una vita regolare. 

La diagnosi precoce è fondamentale perché quando siamo in grado di scoprire il problema in tempo e di far afferire i pazienti nei centri di riferimento, abbiamo una probabilità di guarigione altissima. Viceversa, quando il paziente, per diagnosi lenta o scorretta, si trova con mancanze respiratorie o fisicamente in pronto soccorso, per emergenza verrebbe nuovamente intubato o sottoposto a tracheotomia – creando un problema su un problema. 

Normalmente, i pazienti che hanno subito intubazioni problematiche o tracheotomie, hanno bisogno di fare dei controlli a distanza. 

In Humanitas siamo riusciti a coinvolgere una decina di ospedali lombardi, per permettere ai pazienti che hanno subito questa procedura, a distanza di due mesi, di fare una TAC di controllo e una spirometria, e quindi affrontare in modo precoce l’insorgenza di eventuali problematiche. 

Guarda l’intervento completo qui:

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